Archivio per Comunità

Il saluto di don Francesco a Roncaglia

 

 

Cari amici di Roncaglia,

                                 nel momento di salutarvi dopo un anno di permanenza tra voi come vostro parroco, volevo anzitutto ringraziarvi come Comunità e come singoli per il tratto di strada percorso insieme. Ora la Chiesa di Padova mi manda a svolgere il ministero di parroco a Natività e ad essere responsabile della Scuola diocesana di Teologia per laici. Se ci sembra piuttosto singolare il cambio dopo solo un anno, dobbiamo considerare alcuni aspetti importanti per capire questi fatti. È in atto anzitutto un cambio radicale nella figura del parroco. Complice il notevole calo numerico dei preti in attività rispetto al numero delle parrocchie, anche la nostra Diocesi, come tante altre in Italia hanno già fatto negli anni scorsi, si trova a dover mettere insieme più Comunità con un solo prete a loro servizio; oppure, come nel mio caso, ad affidargli una parrocchia e insieme un altro servizio diocesano. Sono lontani i tempi in cui c’era un parroco per ogni parrocchia, il cui servizio durava una vita, e il pastore diventava un padre della Comunità, tanto da essere comune l’espressione che un parroco “sposava” la sua parrocchia. L’esperienza di don Sergio e quella vicina di don Pierangelo a Voltabarozzo sono tra gli ultimi esempi di un modo diverso di esprimere il servizio pastorale in tempi in cui il clero era abbondante. C’è un altro aspetto da considerare, come premessa, e cioè che il turn over dei preti oggi è motivato non solo da dati numerici o dalla necessità di accorpare le parrocchie, ma anche da un modo diverso di intendere la figura stessa del prete a servizio della Comunità. Non è più il parroco il centro, ma la Comunità stessa, con il Consiglio Pastorale e le varie persone responsabili dei settori operativi della parrocchia. Il sacerdote è un fratello cristiano, consacrato nel servizio, che si affianca per un tratto di strada alla vita della Comunità, vi porta il suo contributo originale, offre le sue capacità e certamente anche i propri limiti. Poi lui passa, mentre la Comunità resta. Anche il cambiare ha la propria importanza: dopo alcuni anni aiuta il prete come persona a rinnovare la propria scelta, chiamato ancora una volta a “lasciare le reti e seguire” il Maestro, mentre la parrocchia “cambia voce” e anch’essa si rinnova nel confronto con una persona diversa. È in quest’ottica e dentro questo “modello” di Chiesa che si può leggere anche il cambio che sono chiamato a fare. Non che sia facile, lo confesso, come non è stato semplice l’anno scorso lasciare la parrocchia di san Paolo e venire a Roncaglia, come non sarà facile “ripartire” a Natività. Questo però è il cammino che attende un prete oggi. In ascolto delle richieste della propria Diocesi, capace di prendere spesso le valigie, non legato da poteri consolidati nel tempo, disponibile alle necessità pastorali in un tempo di cambiamenti veloci. Così è avvenuto anche per me quest’anno. Vi invito a fare questa analisi razionale dei fatti, anche per evitare ipotesi e congetture che assomigliano più ad una telenovela o ad un poliziesco televisivo che alla realtà. I fatti, dunque. Durante l’estate l’esigenza di sistemare la situazione di diverse parrocchie spinge la Diocesi a chiedere a don Demis, parroco di Roncajette, di occuparsi della parrocchia della Natività in Padova. Le soluzioni previste, però, per la parrocchia di Roncajette non vanno in porto e la situazione di incertezza provoca ripensamenti. A questo punto si rende necessaria una revisione globale dallo sguardo più ampio, e vengo individuato io come il più adatto a gestire insieme la parrocchia della Natività e la Scuola di Teologia, mentre a don Demis viene chiesto di allargare la sua azione pastorale tenendo insieme le due Comunità di Roncaglia e Roncajette. Quindi il 2 settembre scorso il Vescovo Claudio mi ha esplicitato la proposta. Ho riflettuto molto sulla richiesta e ho chiesto consiglio. Non volevo opporre un rifiuto alla richiesta del Vescovo e contemporaneamente mi dispiaceva lasciare un servizio appena iniziato. Ho considerato che don Demis ha la mia stessa formazione e condividiamo le stesse idee pastorali, quindi ho pensato che il percorso di rinnovamento pastorale che avevo iniziato quest’anno a Roncaglia non avrebbe subito uno stop se lo continuava don Demis, come pure sarebbe proseguita l’attenzione ai ragazzi e ai giovani con cui don Demis è veramente competente. Ho scelto dunque, con tutta la fatica che comporta, di dare credito alla richiesta del Vescovo e passare il testimone di Roncaglia a don Demis. Mentre parto mi porto nel cuore un anno ricco: le varie iniziative e la sincera amicizia con i ragazzi, la riscoperta del patronato come casa della Comunità, la celebrazione dei Sacramenti serena e piena di festa. Contemporaneamente ricordo anche gli interventi tecnici di ristrutturazione e razionalizzazione degli spazi in canonica, la messa a norma di sicurezza di tutto il patronato, alcuni interventi per rendere più confortevoli gli appartamenti di don Sergio in asilo e di don Giorgio in patronato; tutti lavori affrontati senza creare debiti grazie all’attenta gestione finanziaria precedente di don Sergio. Ci siamo regalati anche la riscoperta e la valorizzazione di tre opere storico artistiche in chiesa: il battistero, la pala di san Basilio, la pala di san Giuseppe, e la loro ricollocazione alla vista di tutti. Non sempre è stato un anno facile per me: arrivare in una parrocchia dopo una leadership lunga quasi quarant’anni comporta la fatica di adattarsi al nuovo, come persona, come mentalità, come idea pastorale e come progettualità d’insieme. È chiaro che possono insorgere resistenze o incomprensioni, ma ho anche gradito l’apprezzamento da parte di molte persone. È stata importante la presenza al mio fianco di don Sergio e don Giorgio, che colgo qui l’occasione per ringraziare, e che resteranno ancora a servizio della Comunità insieme a don Demis. Quello su cui ho puntato più di tutto, a volte anche a costo di rinunciare ad affermazioni personali, è stato creare un clima sereno e accogliente, nella collaborazione, negli ambienti della parrocchia, nelle attività proposte, nei momenti di celebrazione liturgica. Vorrei tanto che questo fosse anche il clima con cui ci salutiamo, e insieme uno stile che rimane nel tempo come un impegno profondo di tutta la Comunità. Sotto un certo aspetto, se guardiamo bene, è questo uno dei modi migliori di presentare e vivere il Cristianesimo oggi, nel nostro contesto culturale fatto spesso di corse senza fine e di conflitti espliciti o latenti. La serenità e l’accoglienza, anche di chi non la pensa come noi, la disponibilità a lavorare insieme, anche se non si è protagonisti assoluti ma solo semplici volontari, sono stili importanti che ci offrono il respiro largo della libertà. Liberi dal successo come dall’insuccesso, non è questa la nostra misura. Il nostro metro è quanto amore ci mettiamo nelle cose. Vi assicuro che vi ho voluto tanto bene in quest’anno e che ne sono stato ricambiato. Ora che le nostre strade si separano, vi assicuro che l’amicizia costruita quest’anno resterà reciprocamente viva. Vi auguro di accogliere con affetto don Demis e scoprire le sue bellissime qualità di prete e di pastore. Vi chiedo di sostenerlo con la consapevolezza che il suo doppio incarico non è una passeggiata. Ma oggi è così. Siamo tutti sul sentiero, cristiani laici e preti, Comunità cristiane e territorio, Chiesa e società civile. Siamo chiamati, ognuno nel proprio ruolo, ad essere un raggio di luce per il mondo in cui viviamo. Con l’immagine di un raggio che buca le nubi dopo la pioggia e di una strada che si apre davanti a noi, ci salutiamo e ci auguriamo reciprocamente buon cammino. Ci accompagna il Signore che per noi è morto e risorto e apre sempre davanti a noi una strada splendente di luce.

 

Roncaglia, domenica 24 settembre 2017.

don Francesco Tondello

 


 

Don Francesco celebrerà l’ultima sua messa a Roncaglia domenica 24 settembre alle ore 11.

“A Roncaglia è stato chiesto un sacrificio”

Riceviamo e pubblichiamo:

Quale membro del consiglio pastorale parrocchiale e collaboratore della parrocchia di Roncaglia e non ultimo da semplice parrocchiano, A TITOLO PERSONALE vorrei esprimere il mio dolore nel leggere e sentire che su questa vicenda ognuno ha la verità in tasca!!! Arrivando in alcuni casi ad offendere la dignità delle persone! (Le offese non sono solo le parolacce!).
Alla parrocchia di Roncaglia e a Don Francesco che si stavano accingendo ad iniziare il nuovo anno pastorale è stato chiesto un grande SACRIFICIO, ed è stato chiesto in tempi ristrettissimi.
Alla Parrocchia è stato chiesto di privarsi del nuovo parroco con il quale si era intrapreso un agire con metodologie diverse senza rinnegare del tutto il passato. A don Francesco è stato chiesto di rinunciare alla parrocchia da poco affidata e con la quale si accingeva a raccogliere i frutti del primo anno di lavoro insieme, per mettersi al servizio della diocesi in altri 2 compiti lasciati sguarniti all’improvviso, per varie ragioni.
Come si dice… “un parroco e un sindaco fanno sempre contenti tutti: metà quando arrivano e metà quando vanno via”… con questo voglio dire che le difficoltà non sono mancate in questo anno, ma sicuramente nulla hanno a che vedere con tutta questa vicenda.
Ripeto la diocesi di Padova ha chiesto alle parti in causa un sacrificio così grande che facciamo molta, tanta, fatica tutti a capire, ma la questione si basa tutta qui. Nessuno ha mandato via nessuno e nessuno è scappato da nessuno!!!!
Roncaglia è una comunità coriacea che da questa vicenda trarrà spunto per guardare avanti con più energia insieme ad una nuova guida, don Demis che siamo pronti ad accogliere a braccia aperte per collaborare, facendo germogliare i semi gettati da Don Francesco in questo anno.


Leonardo Gasparin, presidente circolo NOI Roncaglia

Don Demis Ballotta nuovo parroco di Roncaglia

Nuovo cambio di parroco a Roncaglia.

A meno di dodici mesi dal suo arrivo nella comunità di San Basilio, è stato chiesto al parroco don Francesco Tondello di assumere il ministero di guida della comunità della Natività, nel vicariato San Giuseppe.

Don Francesco saluterà la parrocchia domenica 24 settembre.

Il nuovo parroco di Roncaglia sarà don Demis Ballotta, che conserverà anche il suo ruolo di parroco a Roncajette. Don Demis farà il suo ingresso, “l’immissione in possesso” a Roncaglia l’ultima domenica di ottobre.

Ringraziamo don Francesco per il suo impegno nell’ultimo anno e diamo il benvenuto a don Demis.

I Santi di questa settimana 18-24 settembre

18/09/17 – San Giuseppe da Copertino

Giuseppe Desa nacque a Copertino, in Puglia, nel 1603, fu consacrato sacerdote nel 1628.

L’intenso desiderio di unione con Cristo si manifestò in momenti estatici ed episodi di levitazione. Morì a Osimo nelle Marche nel 1767.

19/09/17 – San Gennaro

Gennaro nacque verso la fine del III° secolo a Napoli o a Benevento, dove fu vescovo. Durante la Persecuzione del 303 fu condannato a essere sbranato dai leoni , ma le fiere lo risparmiarono. Buttato in una fornace ne usci indenne, quindi fu decapitato presso Pozzuoli.

Il suo sangue raccolto in due ampolle ancora oggi nelle feste a lui dedicate, ritorna a liquefarsi

21/09/17 – San Matteo Apostolo ed Evangelista

Matteo era un ebreo che lavorava per i Romani come esattore delle tasse, e come tale era malvisto dalla popolazione. Gesù lo vide, lo chiamò ed egli lasciò tutto e lo seguì. Scrisse il suo Vangelo nella seconda metà del I° secolo, morì martire in Etiopia.

23/09/17 – San Pio da Pietrelcina

Francesco Forgione nacque a Pietrelcina nel 1887, si fece cappuccino nel 1903 scegliendo di chiamarsi Pio. Diventato sacerdote Dopo vari spostamenti arrivo a San Giovanni Rotondo dove si dedicò ad una forte attività di assistenza e apostolato, morì nel 1968.

I Santi di questa settimana 11-17 settembre

12/09/17 – Santissimo nome di Maria

Divenne festività universale il 12 Settembre 1683 per volontà del papa Innocenzo XI, come ringraziamento per la vittoria sui Turchi che assediavano Vienna e minacciavano la cristianità.

13/09/17 – San Giovanni Crisostomo

Nacque ad Antiochia nel 350 circa. Grande predicatore, fu Vescovo di Costantinopoli,

critico e intransigente verso il comportamento e l’arroganza dei potenti. Per questo motivo dovette andare più volte in esilio. Morì nel Ponto, sul Mar Nero,nel 407.

Crisostomo ha origine greca e significa “Bocca d’oro”.

14/09/17 – Esaltazione della Croce

Antica festività celebrata inizialmente in oriente, nel IV secolo, fu adottata anche in Occidente,

circa tre secoli dopo,per commemorare il recupero della preziosa reliquia della croce su cui morì Gesù. La Croce si trasforma in segno di gloria e simbolo stesso della fede cristiana.

15/09/17 – Beata Vergine Addolorata

Il culto della Beata Vergine Addolorata ha origine devozionale, deriva con ogni probabilità dalle sacre rappresentazioni della Settimana Santa. Fu introdotta nel calendario romano in epoca relativamente recente, nel 1814, da papa Pio VII. La venerazione di Maria Addolorata è associata alla passione di Cristo e la sua maternità, presso la croce di Gesù.

16/09/17 – Santi Cornelio papa e Cipriano vescovo

Cornelio e Cipriano vissero in costante comunione senza mai incontrarsi. Cornelio fu papa, eletto nel 251, osteggiato dai sacerdoti dissidenti, ma ebbe il sostegno di Cipriano, vescovo di Cartagine, che ne difese con autorevolezza la legittimità.  Fu esiliato nel 253, a Civitavecchia dove mori, mentre Cipriano subì il martirio sotto Valeriano nel 258.

Ciao Roberto…

Nelle primissime ore del 15 agosto ’17, giorno dedicato all’Assunzione di Maria ci ha lasciato Roberto Schianto persona attiva in parrocchia da molti anni prima come Educatore ACR, poi componente del coro, ancora componente del Consiglio Pastorale Parrocchiale. Tutta le Comunità si stringe intorno alla moglie Michela, ai figli Maria e Giovanni, al fratello, le sorelle e i parenti tutti.

Don Francesco (parroco di Roncaglia) nell’omelia del 15 Agosto faceva riferimento alla carezza di una mamma nei confronti del figlio come espressione di Amore e spiegava che la Madonna ha lo stesso Amore di Mamma per tutti noi suoi figli. Preghiamo quindi Maria Assunta in cielo di accogliere Roberto e contemporaneamente accarezzare con il suo Amore la famiglia e tutta la Comunità.

I funerali si sono svolti venerdì 18 agosto alle 10.30 nella parrocchiale chiesa di San Basilio – Roncaglia.

I piccoli – XIV del Tempo Ordinario

Chi ha davanti Gesù quando parla? Folle di gente semplice, forse un po’ di curiosi, qualcuno che cerca un miracolo, qualche amante del sensazionale. Ma la maggior parte dei presenti sono persone che cercano.

Una parola serena, un volto di Dio diverso da quello triste e punitivo che offrivano i sacerdoti nel Tempio e diverso anche dal Signore delle leggi e delle regole dei rabbini, il sabato in sinagoga. Un’aria libera e fresca. E lo stanno ad ascoltare, entra questo soffio di vita nei loro cuori. Si, il padre ha scelto voi, i piccoli, gli ultimi, quelli che non contano nelle stanze del potere Romano a Cesarea o nella vecchia leadership religiosa del Sinedrio a Gerusalemme.

Venite a me, io vi ristorerò. Io riempirò i vostri cuori di quella serenità e di quella forza che non c’è altrove. Ieri come oggi. anzi forse di più oggi. La nostra generazione ha un bisogno profondissimo e radicale di questa parola di serenità, dell’abbraccio di un Dio che per noi si fa creatura, che viene a condividere il nostro sentiero. Senti quella forza dolce e solida che ti avvolge. Nel nostro andare normale. Una luce davvero unica.

La voce delle campane

Abbiamo un programmatore elettronico in sacrestia, ma il suono del bronzo che saluta la Comunità dal campanile è una voce antica. È bello anche conoscere il significato dei diversi suoni delle campane. Ogni giorno la campana più grande segna il mezzogiorno. Il sole illumina una giornata di vita. Ogni sera alle 20:00 abbiamo appena riscoperto il suono di una campana piccola come saluto al tramonto del giorno. È la campana dell’Ave Maria detta anche “un’ora de note” proprio per indicare la sera. Sono voci che ci invitano ad una preghiera veloce, con un pensiero a Maria. Ogni Messa è annunciata mezz’ora prima da un concerto di tre campane nei giorni feriali e di quattro la domenica o i giorni di festa. La campanella piccola tre minuti prima dell’inizio della Messa ci dice quasi “affrettati, sta per iniziare!”.

Una doppia campana lenta e triste annuncia alla Comunità che una persona ci ha lasciato, è la campana dell’addio. Affidiamo all’abbraccio del Signore un fratello che è passato dall’atra parte della strada. Tre piccoli segni lenti e solenni della campana grande ci dicono che è un uomo, due segni che è una donna. Al termine della celebrazione di commiato il suono lento della campana grande dice “arrivederci in cielo”. Campane a festa a distesa sottolineano la domenica la conclusione delle celebrazioni Eucaristiche. E sempre a festa sono le campane che annunciano alla Comunità che l’amore tra due persone ha trovato la sua consacrazione nel Matrimonio.

Lazzaro, vieni fuori!

Sentiamo tutta la potenza di questa parola, pronunciata davanti alla tomba dell’amico. Dopo le attese deluse e dopo che lui stesso si è commosso, Gesù proclama deciso, nonostante lo circondi il disprezzo disincantato dei presenti: “Lazzaro vieni fuori”. E Lazzaro esce, vivo, dal suo sepolcro.

resurrezione lazzaro

Nell’ultima domenica di Quaresima risuona questo anticipo di risurrezione. Gesù al pozzo si è rivelato acqua per la nostra sete. Guarendo il cieco l’abbiamo riconosciuto luce per il nostro buio. Oggi vita per la nostra morte. È vita per quelle situazioni di morte in cui a volte viviamo, notti che non conoscono fine. Ciò che ci sembra impossibile, una nostra risurrezione, quello che sembra un sogno, diventa realtà. Cristo ci chiama. Grida anche a noi vieni fuori! Esci dal sepolcro del tuo buio per aprirti alla mia luce. Esci dalla stanza chiusa del tuo egoismo dove vedi solo te stesso e apriti al calore di un affetto donato. Metti in atto la tua capacità di amare. Esci verso la tua nuova primavera…

Luce per il nostro buio

È sorprendente analizzare nel vangelo il processo che gli oppositori di Gesù intentano al cieco guarito. Interrogato lui più volte, i testimoni, chiamati gli stessi genitori. Alla fine arriviamo a chiederci: ma chi è il vero cieco? quel poveretto che fin dalla nascita non aveva potuto vedere la luce del sole o le persone che non vogliono ammettere che Gesù di Nazareth è capace di far vedere i ciechi?

cieco guarito

Certo, perché se lo ammettevano avrebbero indirettamente riconosciuto che era il Messia. I profeti d’Israele avevano detto “dare l’udito ai sordi, la vista ai ciechi, la vita ai morti”. Non lo accettano. E quando il cieco guarito riceve oltre la luce degli occhi anche la luce della fede e lo afferma, “io credo, Signore”, allora lo cacciano fuori. Scomunicato. È il vangelo della luce. La luce che entra nel colore liturgico rosa di oggi, domenica di metà Quaresima, la luce per il nostro buio. Cristo è la luce che rischiara gli angoli più neri della nostra vita con la sua presenza discreta e potente. Fratello che cammina con noi.