Archivio per Vangelo

Agosto – mese dedicato al Padre – Abbà, Mio Dio

Chiamarti “Padre” non mi basta più. Adesso voglio entrare nel tuo Regno e stare lì, vicino al Figlio tuo per dirti insieme a Lui anch’io “Abbà”.

“Papà”, Ti dice in me quel desiderio che sempre più si espande e scende in fondo lì dove Tu m’hai dato appuntamento e quasi Ti diverti a star con me.

Lo sento che nel fondo del mio cuore hai posto la tua splendida dimora.

Te ne ringrazio e intanto ne gioisco e voglio camminare insieme a Te.

Da questo nasce in me una grande pace perché sol che Ti chiamo “Sommo Iddio”. Oppure se Ti penso “Mio Signore”, Tu allor mi dici: “Chiamami Papà”.

(D. Alberto Mariani)

I piccoli – XIV del Tempo Ordinario

Chi ha davanti Gesù quando parla? Folle di gente semplice, forse un po’ di curiosi, qualcuno che cerca un miracolo, qualche amante del sensazionale. Ma la maggior parte dei presenti sono persone che cercano.

Una parola serena, un volto di Dio diverso da quello triste e punitivo che offrivano i sacerdoti nel Tempio e diverso anche dal Signore delle leggi e delle regole dei rabbini, il sabato in sinagoga. Un’aria libera e fresca. E lo stanno ad ascoltare, entra questo soffio di vita nei loro cuori. Si, il padre ha scelto voi, i piccoli, gli ultimi, quelli che non contano nelle stanze del potere Romano a Cesarea o nella vecchia leadership religiosa del Sinedrio a Gerusalemme.

Venite a me, io vi ristorerò. Io riempirò i vostri cuori di quella serenità e di quella forza che non c’è altrove. Ieri come oggi. anzi forse di più oggi. La nostra generazione ha un bisogno profondissimo e radicale di questa parola di serenità, dell’abbraccio di un Dio che per noi si fa creatura, che viene a condividere il nostro sentiero. Senti quella forza dolce e solida che ti avvolge. Nel nostro andare normale. Una luce davvero unica.

Una scoperta

samaritana

L’incontro con la Samaritana al pozzo di Sicar è una scoperta per gradi. Ma chi è questo che mi chiede da bere? Mi domanda acqua e mi dice che lui ha una sorgente di acqua viva? Dov’è questa sorgente? Dimmelo che non torni qui ogni giorno al pozzo. Ma tu sai tante cose di me. Sei un profeta? È di un’altra sete che io ti parlo… della sete di Dio, del desiderio d’infinito che c’è dentro di te, dentro ciascuno di noi. Ma sei per caso il Messia? È un cammino… un passo alla volta per scoprire che Gesù di Nazareth è il Figlio di Dio venuto nel mondo. E lei, la Samaritana dalla vita incerta, corre in città ad annunciarlo.

Siamo anche noi a quel pozzo, alla ricerca di sorgenti nel deserto della nostra vita. E Lui è là. Ci aspetta. Incrocia la nostra vita nella normalità del quotidiano e là si rivela acqua viva per la nostra sete. Una scoperta. Anche per noi, assetati di significato per il nostro andare. Lui è sorgente che ci disseta nel sentiero, è acqua che feconda  la nostra terra arida.

Partire per un cammino

gesù-desertoScende nel deserto di Giuda. Lascia a Gerusalemme le comodità della città e i suoi servizi. Cosa va a fare nel deserto? Gesù di Nazareth deve decidere che “tipo” di Messia vuole essere.

C’è un progetto del Padre, chiaro fin dalla grotta di Betlemme, nel silenzio degli anni di Nazareth, dalla fila con i peccatori al fiume Giordano. Ma c’è anche l’attesa della gente, del suo popolo Israele: quella di avere un Messia forte, potente, un condottiero liberatore, uno che a forza di miracoli faccia vedere chi è davvero. Ma sono proprio queste le tentazioni.

E Gesù fa la sua scelta. Nel silenzio del deserto decide: seguirà il progetto del Padre, fino alla croce. Noi oggi iniziamo un cammino. Nella cenere vogliamo bruciare le sterpaglie e le foglie secche del nostro cuore per aprirci ad una nuova primavera.

Nell’acqua dell’aspersione il ricordo del battesimo e l’immagine della pioggia delicata che feconda la terra in questa stagione. Con i ragazzi di quinta riviviamo l’abbraccio del perdono di Dio…

“Non preoccupatevi”

uccelli_migratoriLe immagini sono belle, stupende. Gli uccelli che volano liberi nel cielo, i colori dei fiori del campo, sembra per un attimo di essere dentro a quella natura pulita che spesso oggi è un ricordo. Ci piace un Maestro attento nell’accarezzare con la poesia la bellezza della natura. Ma dietro le immagini affasci-nanti il messaggio è profondo. Cosa significa vivere la serenità oggi? Cosa vuol dire “non preoccuparsi” per noi uomini di questo tempo che sembriamo invece vivere di preoccupazioni?

Il Padre vostro sa di cosa avete bisogno. Non preoccupatevi del cibo e del vestito (oggi potremmo tradurre dell’immagine e della griffe). Vivere fidandoci di quella che la generazione pas-sata chiamava “la provvidenza”, che cosa sarebbe? Ingenuità? Essere fuori dal mondo? Vivere in una dimensione da sogno? Restiamo ancorati alla nostra realtà. Sicuramente. Non ci facciamo illusioni. Non ci nascondiamo la quotidiana guerra. Ma non siamo soli. C’è un Dio  che sempre ci prende per mano.

“Ma io vi dico…”

ma io vi dicoSembra quasi un ritornello questo “ma io vi dico”. Come se il Maestro di Nazareth volesse dare una svolta, girare pagina rispetto ad una religione ridotta a regole fredde, a formalità osservate per paura, senza un fuoco d’amore sotto. Il fratello invece del generico “altro”. Il perdono al posto della vendetta.

Ricostruire un rapporto contro un’indifferenza glaciale. Amare chi ti vuole male. Vincere il male con la luce del bene. Cosa sono? Sogni? Utopie irrealizzabili? Semplicemente quel pacchetto di belle parole che vengono dette in chiesa… ma la vita fuori è un’altra cosa?

Oppure sono una proposta. Un modo di vivere più umano che tu puoi scegliere. Non ti viene imposto. Non sono una legge, sono uno stile di vita. Vincere il male che ti circonda con un gesto d’amore, spegnere l’odio con un sorriso, non sono cose impossibili. Sono una scelta. Difficile? Sicuramente impegnativa. Ma è altrettanto grande la serenità che porta. È un raggio di luce in una notte di nebbia.

Uno stile

Gesù-paroleUna serie di immagini forti. A volte così crude da dare fastidio. Chi le ascoltava per la prima volta di sicuro è rimasto perplesso. Ma anche a noi bruciano se non diamo per scontato quanto ascoltiamo nel vangelo. Gesù prende a prestito il linguaggio di fuoco degli antichi profeti per parlare, in fondo, di coerenza. Ci propone uno stile.

Di chi non guarda all’apparenza, all’immagine. Ma a quello che c’è nel profondo di noi. Ci vuole così il Maestro di Nazareth, riconciliati tra noi, trasparenti nelle relazio-ni affettive. Lui non è venuto a cancellare la tradizione religiosa d’Israele. Sono venuto – dice – a dare compimento. Cioè a mettere dentro alle regole un motivo.

A caricare il nostro rapporto con Dio e con gli altri con il calore dell’amore. Non il freddo calcolo di una legge, non un’adesione formale dietro cui regna il vuoto. Le parole del Vangelo sono uno stile. Lo stile di chi si sente amato e per questo è capace di amare. Si sente perdo-nato e per questo è capace di offrire sempre nuove possibilità.

“Beati i normali”

Gesù inizia il suo insegnamento. È come se ad un certo punto, mentre già le prime folle di persone lo seguono, sentisse l’esigenza di dire chiaro qual è il suo pensiero.

beatitudiniDiversissimo, lo cogliamo subito, dagli elenchi di precetti dei dottori della legge, altrettanto lontano dalle rigorose liturgie dei sacerdoti del tempio. Ma siamo distanti anche dalle attese di chi sognava un Messia potente, trionfatore… Sono “beati” i poveri, coloro che costruiscono pace, chi resta indignato di fronte all’ingiustizia, chi è misericordioso, chi ha il cuore puro, magari quasi da sembrare ingenuo.

Ma guardiamo bene. Chi sono le persone delle Beatitudini? Sono proprio le persone normali, siamo noi con i nostri limiti e i nostri desideri profondi di bene. Siamo noi “chiamati” a non accontentarci della realtà, ma a modificarla portandovi dentro un raggio di luce. Nessun eroismo. Nessuna débacle. La luce che ci regala il Signore entra nella normalità dei nostri giorni e ci trasforma dentro. Ci offre serenità.

Pescatori di uomini

pescatori-di-uominiSono i primi passi di Gesù nella vita pubblica. La prima scelta è una chiamata. Non siamo nel tempio di Gerusalemme né nel palazzo del Governatore romano. Ci troviamo sulla riva del lago di Galilea. I chiamati non sono i dottori della legge, né i sacer-doti del tempio, né i potenti della reggia. “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”.

La proposta è fatta a dei pescatori che stavano sistemando le loro reti a riva. Li chiama con le parole e le immagini della loro professione. Li chiama “dentro” la loro vita. Una scelta in linea con le altre: la Comunità dei discepoli, quella che porterà un giorno l’annuncio fino ai confini della terra, è fatta di persone povere, limitate, semplici.

“Nella tua fragilità risplende ancora di più la mia potenza”, risponde un giorno a Paolo il Risorto. E se la cronaca di questi giorni ci fa star male di fronte agli scandali all’interno della nostra Diocesi, questo non ci deve scoraggiare. Né ci deve fermare. Il mio “sì” dev’essere ancora più convinto, la mia testimonianza ancor più trasparente.

Io ho visto e ho testimoniato

Seconda domenica: siamo entrati nel tempo ordinario. Ma il vangelo di Giovanni ci riporta ancora al battesimo di Gesù. Ascoltiamo la testimonianza del Battista. Io ho visto, dice il profeta del deserto di Giuda. È venuto come tanti altri, all’inizio non l’ avevo neanche riconosciuto.

Agnello-di-DioIo ho visto scendere su di lui lo Spirito. Ho sentito la voce dal cielo. Io di tutto questo sono testimone. Posso affermare: questi è il Figlio di Dio. E ai suoi discepoli dice: seguite Lui ora… è l’Agnello di Dio venuto a togliere il peccato dal mondo. Io sono venuto solo a preparargli la strada, a battezzare con l’acqua del Giordano finché lui si fosse fatto conoscere al mondo.

È forte la testimonianza di Giovanni! E diventa per noi un invito. Ad essere anche noi testimoni di un Dio che, discreto e presente, ci cammina a fianco, sostiene i nostri passi, fascia le nostre ferite, illumina il nostro buio. Un volto sereno anche nella fatica, più di inutili parole, può essere vera testimonianza per chi ci vive accanto.